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Il Mastice
greco, il
cui nome
botanico è
Pistacia
lenthiscus,
è una pianta
originaria
dell'isola
greca di
Chio, dove
cresce
spontaneamente
e in
abbondanza.
Da questa
pianta si
ricava per
incisione
una resina
che
costituisce
la parte
attiva della
pianta.
In questi
ultimi anni
sono stati
svolti
diversi
studi sulle
potenzialità
della resina
del mastice
greco,
nonchè
dell'olio
essenziale
da essa
derivato (un
olio molto
aromatico,
caratterizzato
principalmente
da
Alfa-Pinene,
Myrcene,
trans-cariofillene
e germacene
D):
tali studi
hanno
univocamente
dimostrato
le
potenzialità
antimicrobiche
dei
componenti
attivi, in
particolare
con questi
risultati :
l ’addizione
di mastice
di Chio in
brodocultura
inoculata
con
Staphylococcus
aureus,
Lactobacillus
plantarum,
Pseudomonas
fragi e
Salmonella
enteritidis
ha inibito
la crescita
di questi
organismi.
Il livello
dell’inibizione
è stato
maggiore
contro i
batteri Gram
Positivi di
quanto non
si sia
osservato
contr
batteri Gram
negativi.
Nella
maggioranza
dei casi la
misura
dell’inoculo
e la
concentrazione
di mastice
ha
influenzato
il rapporto
crescita/sopravvivenza
degli
organismi.
E' stata poi
rilevata una
peculiare
attività
inibente nei
confronti
dell'Helicobacter
pylori che
giustifica
il suo
recente
utilizzo nel
trattamento
di gastriti
recidivanti
con presenza
di
Helicobacter;
in
particolare
è stata
condotta una
sperimentazione
clinica in
doppo cieco
su trentotto
pazienti con
ulcera
duodenale
sintomatica
e comprovata
per
endoscopia
al fine di
comparare la
risposta
terapeutica
alla
somministrazione
di mastice
(1 g pro
die, venti
pazienti) e
placebo
(lattosio, 1
g pro die
diciotto
pazienti)
somministrato
per via
orale per un
periodo di 2
settimane.
L’attenuazione
dei sintomi
è stata
rilevata in
sedici (80%)
pazienti
trattati con
mastice ed
in nove
(50%)
pazienti
trattati con
placebo,
mentre la
guarigione
rilevata per
via
endoscopica
è stata
riscontrata
in
quattordici
(70%)
pazienti
trattati con
mastice ed
in quattro
(22%)
pazienti
trattai con
placebo. Le
differenze
tra i due
trattamenti
sono
risultate
altamente
significanti
(P meno di
0.01). Il
mastice
risulta ben
tollerato e
non produce
effetti
indesiderati.
Si conclude
che il
mastice è
efficace
nella cura
dell’ulcera,
ma sono
necessari
ulteriori
studi per
chiarire il
suo ruolo
nel
trattamento
dell’ulcera
peptica.
Un altro
studio
interessante
è stato
effettuato
sull'uso del
mastice
nell'igiene
orale (in
seguito
all'osservazione
che le
popolazioni
indigene
avevano
l'uso
tradizionale
di masticare
questa
resina alla
stregua di
un chewing
gum); è
stato
dimostrato
che
quando il
mastice
viene
masticato
per soli
cinque
giorni, la
quantità di
placca
raschiata
dai denti
dei soggetti
esaminati è
inferiore
del 30%
rispetto a
soggetti che
hanno
masticato un
placebo.
E' stato
ipotizzato
che il
mastice sia
in grado di
prevenire o
ridurre la
formazione
di placca
perchè è in
grado di
indurre
effetti
favorevoli
su un tipo
di globuli
bianchi
(leucociti
polimorfonucleari)
che si
rinvengono
nel liquido
a livello
del solco
gengivale.
Tali cellule
costituiscono
la prima
linea di
difesa delle
gengive
contro
l’infiammazione
clinica.
In fase di
sperimentazione
preliminare,
il mastice
ha
dimostrato
di possedere
una forte
affinità
chimica per
i globuli
bianchi,
quindi la
masticazione
del mastice
ha causato
un aumento
di tali
cellule a
livello
della
gengiva.
L’attività
antibatterica
del mastice
stava
indirettamente
causando
l’interazione
dei
leucociti
con la
placca,
specialmente
al bordo dei
denti a
ridosso
della
gengiva nel
solco
gengivale.
Nello
studio, 12
studenti con
bassi
livelli di
carie e
decadimento
gengivale
hanno
sospeso ogni
pratica
d’igiene
orale per
dieci
giorni.
durante i
primi cinque
giorni si
sono
semplicemente
astenuti
dallo
spazzolamento
dei denti.
Nei seguenti
cinque
giorni, la
metà di essi
ha
sistematicamente
masticato il
mastice (1 g
tre volte al
giorno)
mentre
l’altra metà
ha masticato
cera di
paraffina.
Entrambi i
gruppi si
sono
astenuti
dallo
spazzolamento
dei denti.
Quindi la
placca
batterica
dei denti
posteriori
di ogni
soggetto è
stata
raccolta,
pesata,
analizzata
per
l’infiltrazione
di leucociti
e
fotografata.
I risultati
mostrano
chiaramente
che
l’impiego
sistematico
di mastice
riduce in
modo
significativo
la
formazione
di placca
batterica,
del 41,5%
rispetto ai
livelli di
cinque
giorni
prima. Gli
autori
concludono
che sarebbe
ideale
combinare il
mastice
nelle paste
dentifrice
(la
masticazione
potrebbe
risultare
problematica
per soggetti
con
otturazioni)
come utile
misura
preventiva e
terapeutica
per l’igiene
orale.
Inoltre il
regolare
utilizzo del
mastice
nell'igiene
orale
(collutori,
paste dentifirice,
pulizia
della
lingua) ha
la
conseguenza
di ridurre
la presenza
dell'helicobacter
pilory nella
bocca (in
particolare
si annida
nella parte
posteriore
della
lingua) e
quindi di
prevenire o
per lo meno
di ridurre
le recidive
di gastriti
e ulcere
causate da
questo
agente
eziologico. |